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13 Febbraio 2011: Berlino dice no all'acqua privata

Dettagli
Notizie locali
15 Febbraio 2011

Berlino, il muroL'acqua torni pubblica a Berlino. Passa il referendum contro la privatizzazione

Il Sole 24 Ore, 13 febbraio 2011, leggi l'articolo sul sito del quotidiano

I berlinesi rivogliono l'acqua pubblica. Il referendum di iniziativa pubblica indetto domenica ha decretato la vittoria dei sì 665.000 voti (il 98% dei votanti). I cittadini chiedevano in realtà con questa consultazione di ottenere la pubblicazione di tutti i contratti sulla privatizzazione degli acquedotti firmati nel 1999 con il gruppo francese Veolia e quello tedesco RWE che detengono da allora il 49,9% dei servizi idrici comunali.

L'associazione Berliner Wassertisch è convinta che i voti ottenuti non siano che un primo passo verso il ritorno all'acqua bene comune. Secondo i promotori dal 2001 le tariffe dell'acqua sono salite del 35% e sono tra le più care di tutta la Germania. A novembre scorso la municipalità di Berlino aveva già reso noto il contratto e i documenti relativi all'accordo ma per la Berliner Wassertisch presentavano numerosi omissis.

In Italia intanto il Comitato referendario «2 sì per l'acqua bene comune» ha inviato una lettera aperta a Gianni Morandi e ai cantanti in gara al Festival di Sanremo per richiedere di sostenere il referendum contro la gestione privata del servizio idrico in occasione del Festival dell'acqua organizzato a Sanremo il 17 e 18 febbraio. Il comitato ha chiesto agli artisti di portare sul palco un segno visibile che dimostri il sostegno: indossando un laccetto blu intorno al polso o una spilletta. Al via da giorni invece sul sito la raccolta firme per l'appello ad accorpare il voto dei referendum con quello delle elezioni amministrative. (L.B.)

 

L'acqua di Berlino.

il manifesto, 12 febbraio 2011, leggi l'articolo sul sito del quotidiano

 

Domenica i berlinesi sono stati chiamati a pronunciarsi in un referendum su una proposta di legge che, se approvata, obbligherebbe l'amministrazione della città a pubblicare tutti i contratti e le intese connesse alla privatizzazione dell'acqua, e comporterebbe l'annullamento di ogni patto segreto.
Nel 1999 Berlino, retta allora da una grande coalizione tra Cdu e Spd e disperatamente indebitata, vendette il 49% delle sue Wasserbetriebe a Veolia e a Rwe (il gigante dell'energia Rheinische Elekrizitätswerke). È stato un pessimo affare. Ai partner privati venivano garantiti utili assai lucrativi. Dal 1999 il prezzo dell'acqua è aumentato del 35%, il doppio della media in Germania. Anche l'amministrazione cittadina ammette che i berlinesi pagano per l'acqua tra il 15 e il 20% in più che in altre metropoli paragonabili.
L'iniziativa civica che ha promosso il referendum, il Berliner Wassertisch (tavola dell'acqua berlinese), vorrebbe interamente ricomunalizzare la fornitura d'acqua e la depurazione degli scarichi - «noi berlinesi rivogliamo la nostra acqua», dicono - ma la costruzione giuridica della società privatizzata non consentiva un quesito diretto sulla sua liquidazione. Si sono dunque concentrati sul solo punto della riservatezza dei contratti, mirando a acquisire con la loro pubblicazione motivi di nullità che consentano di impugnarli, o comunque buoni argomenti per abbassare il prezzo della ricomunalizzazione.
Nell'ottobre 2010, quando l'iniziativa aveva già raccolto 280.887 firme valide sulla proposta di referendum (per promuoverlo ne sarebbero bastate 172.000), il quotidiano Tageszeitung mise in rete il segretissimo contratto di vendita e alcuni annessi, ricevuti da un anonimo informatore.
Visto che i buoi erano già scappati dalla stalla, il 10 novembre, un giorno dopo l'indizione ufficiale del referendum, anche il senato ha pubblicato ben 700 pagine di contratti sul suo sito, col consenso dei soci privati Veolia e Rwe. Gli investitori non avevano più nulla da perdere, considerato che le scandalose clausole sui profitti garantiti erano già su piazza. In forza di quelle clausole Berlino incassa solo il 35% degli utili d'esercizio, pur possedendo il 50,1% delle quote sociali.
Nel frattempo il senato, una maggioranza rosso-rossa tra socialdemocratici e socialisti della Linke, aveva riformulato la legge sul «libero accesso alle informazioni». La versione in vigore dal luglio scorso consente ai cittadini, pur tra molte eccezioni, di prendere visione degli atti della pubblica amministrazione, teoricamente anche di quelli relativi a imprese di servizi, «purché le imprese medesime acconsentano». Un obbligo di pubblicazione c'è solo quando l'interesse pubblico «prevale notevolmente» sul diritto delle imprese alla riservatezza. È piuttosto una legge a tutela della discrezione aziendale, ma il senato ora le attribuisce il «merito» della pubblicazione dei contratti.
Come che sia la Spd del borgomastro Klaus Wowereit, assecondata dai socialisti della Linke (che col loro assessore all'economia Harald Wolf hanno fatto una pessima figura come amministratori della status quo), ritengono «superato» dai fatti il quesito del referendum, visto che i contratti sono già di pubblico dominio. Raccomandano di votare no, perché ritengono «incostituzionale» la proposta di legge nella parte che annulla intese sottratte alla pubblicazione (interferirebbe con le norme generali a tutela della proprietà privata).
La speranza del senato è che il referendum non raggiunga il quorum: per vincere occorre che il quesito sia approvato dalla maggioranza dei votanti e che vada a votare almeno un quarto degli elettori, ovvero 617.000 berlinesi.
Tuttavia i socialdemocratici, che pure nel 1999 vollero la privatizzazione (mentre verdi e socialisti si opposero), si dicono ora pentiti: «Col senno del poi, la parziale privatizzazione fu un errore, come l'intesa sulla riservatezza dei contatti». Dichiarono di condividere le finalità dei promotori del referendum: i servizi essenziali «devono orientarsi sugli interessi pubblici, e non sui profitti privati». Il vento è cambiato, nessuno si fa più incantare da mirabolanti piani di privatizzazione come negli anni '90. I politici berlinesi si sarebbero ravveduti, sebbene soldi per ricomprare le Wasserbetriebe non ce ne siano. Chiedono però che i cittadini non disturbino il manovratore con "inutili" referendum.
I promotori ribattono che non è affatto sicuro che tutte le intese siano già state pubblicate. Chiedono comunque di attestare l'interesse dei cittadini alla ricomunalizzazione con una partecipazione massiccia. Se i politici vorranno davvero rinegoziare le tariffe dell'acqua, come promettono, e magari riacquistare le quote cedute ai privati senza farsi spennare, ogni sì espresso al referendum li rafforzerà.


IN ITALIA
REFERENDUM. «Data unica»

Il Comitato «2 Sì per l'Acqua Bene Comune» ha lanciato un appello per l'accorpamento delle scadenze elettorali (referendum e amministrative). La petizione si sottoscrive su www.acquabenecomune.org.

Con questa iniziativa il Comitato referendario intende porre l'attenzione sull'opportunità e sull'utilità dell'accorpamento, al fine di contenere i costi pubblici legati all'esercizio del voto e per favorire la maggior partecipazione popolare possibile alle consultazioni. Il Comitato ha inviato una lettera al Presidente del Consiglio, al ministro dell'Interno e al Presidente della Repubblica per chiedere un incontro e sottoporre le sue osservazioni sulla questione.

 

Mercoledì 16 febbraio: Marco Bersani a Torino e Avigliana

Dettagli
Notizie locali
12 Febbraio 2011

locandinaMercoledì 16 febbraio ore 17.30

Libreria COOP – Piazza Castello - Torino

Non farti portar via l’acqua

Una storia lunga dieci anni per impedire la privatizzazione dell’acqua, raccontata da chi l’ha vissuta da protagonista a partire da Porto Alegre fino al prossimo referendum abrogativo delle leggi che impongono ai Comuni di vendere gli acquedotti ai privati.

Marco Bersani - Acqua in movimento, edizioni Alegre

Con l’autore, il prof Ugo Mattei, uno degli estensori dei quesiti referendari.

 

 

 

 

locandina   Mercoledì 16 febbraio ore 21.00

  AVIGLIANA Centro Polifunzionale La Fabrica, Via IV Novembre 19

  Nell'acqua della chiara fontana

  Marco Bersani del Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua

  e

  "L'interezza non è il mio forte" in: Turlupineries

  Con il patrocinio del Comune di Avigliana

  Evento organizzato da

  Comitato Acqua Pubblica Avigliana
  Comitato Referendario 2 Sì per l'Acqua Bene Comune

  nell'ambito della manifestazione "Il Grande Cortile 2011"

4 Febbraio 2010: Conferenza Stampa: Informiamo gli informatori!

Dettagli
Notizie locali
03 Febbraio 2011

Conferenza Stampa 4 febbraio 2011 ore 11:30 davanti alla sede RAI di Via Verdi a Torino

 

 

Logo Comitato 2SI' per l'Acqua Bene  Comune Comitato Referendario torinese 2 Sì per l'Acqua Bene Comune
presso ARCI – via Cernaia 14 – 10122 Torino
www.acquapubblicatorino.org Tel. 388 8597492

 

 

INFORMIAMO GLI INFORMATORI

 

 

Signori giornalisti,

abbiamo più volte convocato Conferenze stampa per segnalare eventi e appuntamenti riguardanti la nostra campagna contro la privatizzazione dell’acqua, senza avere l’onore e il piacere di un riscontro da parte vostra. Abbiamo perciò deciso di venire da voi e il 4 febbraio alle ore 11,30 saremo davanti alla sede Rai di via Verdi a Torino per ricordarvi in particolare che :

* nel 2007  abbiamo raccolto più di 400.000 firme su Proposta di legge di iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell’acqua che il Parlamento non ha mai preso in esame.

* le proposte di delibera di iniziativa popolare del 2009 sostenute da migliaia di firme di elettori torinesi,  hanno portato alla modifica  degli Statuti della Città, della Provincia di Torino e di molti Comuni torinesi, affermando il principio che l’acqua è un bene di tutti la cui proprietà e gestione senza scopo di lucro devono essere totalmente in mano pubblica.

* Nel 2010 oltre 1.400.000 cittadini italiani hanno sottoscritto tre quesiti referendari per abrogare le norme di legge che impongono ai Comuni di privatizzare l’acqua.

Il 10 gennaio scorso la Corte costituzionale ha dichiarato l’ammissibilità di due quesiti sui quali saremo chiamati a votare 2 Sì nella prossima primavera

Dal 2 febbraio 2011  il Forum italiano dei movimenti per l’acqua www.acquabenecomune.org e le sue articolazioni sul territorio nazionale www.acquapubblicatorino.org  stanno informando gli informatori della prossima scadenza referendaria e chiedendo agli elettori il sostegno economico per far fronte alle spese della stessa.

Proponiamo una forma  di finanziamento del tutto nuova e coerente con la nostra natura e obiettivi: oltre ai contributi di qualunque entità, chiediamo un prestito, a partire da 50 euro, che ci impegniamo a restituire una volta raggiunto il quorum dei votanti e il relativo rimborso elettorale perché vogliamo cambiare la società, non costruire un partito o una nuova burocrazia: www.referendumacqua.it

Lo garantisce la natura stessa del nostro movimento, un’ impresa unica ed esaltante: abbiamo mantenuto assoluta autonomia dalle forze politiche ed economiche, abbiamo praticato la democrazia del consenso,  ricercando la condivisione delle decisioni e rifiutando le logiche del voto a maggioranza, abbiamo esercitato un modo nuovo di fare politica in difesa dei beni comuni il primo dei quali è certamente l’acqua.

Crediamo che in questa pratica e nella chiarezza degli obiettivi risieda la ragione principale del successo del nostro movimento che assume ora – nella scadenza referendaria -. Il ruolo di soggetto istituzionale: il popolo si fa legislatore in materie che incidono direttamente sulla vita di ciascuno e di tutto noi.

Perciò all’avvio della campagna referendaria per 2 Sì per l’Acqua Bene Comune chiediamo agli organi di informazione scritta e parlata di svolgere appieno il ruolo democratico che la Costituzione loro assegna: fornire un informazione completa, obiettiva ed esauriente sui due quesiti intesi a impedire la privatizzazione dell’acqua perché stiamo dimostrando che si scrive acqua ma si legge democrazia.

   Torino, 3 febbraio 2011

 

28/01/2011 - A.Lucarelli sulle motivazioni della sentenza della Corte Costituzionale

Dettagli
Notizie locali
31 Gennaio 2011

Prof. A. Lucarelli

Il manifesto, 28 gennaio 2011

Sono state pubblicate ieri le motivazioni della sentenza della Corte costituzionale del 12 gennaio 2011 con la quale era stato dichiarato ammissibile il referendum abrogativo sul decreto Ronchi, restituendo ai cittadini la sovranità di decidere sui beni comuni. Tre i punti decisamente innovativi della sentenza che potranno avere effetti più estesi sulle politiche pubbliche del nostro Paese: 1) si smentisce che il diritto europeo imponga agli Stati membri di privatizzare i servizi pubblici locali; 2) si riconosce l’esistenza di un diritto pubblico europeo dell’economia, contraddicendo chi sostiene da anni la sola esistenza in ambito comunitario del diritto dei mercati e della concorrenza; 3) si riconosce ai comuni la possibilità, a seguito di referendum, di rifarsi direttamente al diritto comunitario che prevede, tra l’altro, la gestione pubblica e diretta dei servizi pubblici locali. Chi sosteneva questa tesi soltanto fino a qualche mese fa veniva guardato con diffidenza e sospetto: lo scenario adesso cambia.

Finalmente è reso chiaro che il diritto europeo non impone obblighi di privatizzazione per le imprese pubbliche o incaricate della gestione di servizi pubblici, caratterizzandosi, al contrario, per il principio di neutralità rispetto al regime, pubblico o privato, della proprietà, che insieme ai principi di libertà di definizione e proporzionalità, costituisce uno dei cardini della disciplina comunitaria dei servizi di interesse generale. La Corte costituzionale rende nudo il decreto Ronchi dinanzi alle sue mistificazioni, in particolare laddove aveva voluto una rappresentazione del quadro normativo europeo parziale e discrezionale che non sembra recepire né i principi fondanti del diritto europeo, né i suoi nuovi e più evoluti orientamenti. Infatti, all’art. 23 bis sfugge che, a partire dall’entrata in vigore del Trattato di Amsterdam, è intervenuto un cambiamento politico ed economico in favore del ruolo strategico del settore pubblico, al punto che con l’entrata in vigore dell’art. 14 TFUE sia possibile scorgere un riequilibrio del modello socio-economico europeo.

Lo scenario europeo di riferimento nel quale, in relazione ai servizi pubblici locali, si dischiude il quadro dei rapporti complessivi che mette in relazione istituzioni, imprese pubbliche e private, cittadini è, come ben evidenziato dalla Corte, notevolmente differente e distante da quello rappresentato e imposto dal decreto Ronchi. In particolare, mercato, concorrenza, regolazione non sono più principi dominanti, ma istituti e categorie che si collocano all’interno di quello che potremmo definire, in chiave fondativa, il diritto pubblico europeo dell’economia, ovvero quel complesso di principi, regole, decisioni giurisprudenziali comunitarie ed interne, che delineano uno spazio pubblico nel quale alle istituzioni sono assegnate funzioni rilevanti, anche gestionali, e dove la sfera sociale, intesa quale eguale soddisfacimento di diritti sociali, non soccombe dinanzi al mercato.

Il diritto pubblico europeo dell’economia, di fatto riconosciuto dalla sentenza della Corte, prevede che la gestione e l’erogazione dei servizi pubblici essenziali debbano costituire un intenso collegamento con i diritti fondamentali, quale fattore irrinunciabile di coesione sociale e territoriale, elemento imprescindibile della cittadinanza europea. La regola della concorrenza risulterebbe così limitata dal raggiungimento dei fini sociali e dal rispetto dei valori fondanti dell’Unione, quali lo sviluppo armonioso, equilibrato e sostenibile delle attività economiche, la solidarietà, l’elevato livello dell’occupazione e la protezione dell’ambiente, della salute, dei consumatori.

C’è dunque un’inversione di rotta rispetto a quella “dottrina dominante” che continua a recitare la liturgia della prevalenza del diritto europeo della concorrenza addirittura rispetto ai nostri principi costituzionali; un’inversione di rotta che dovrà essere suggellata con la vittoria del referendum. “Che i fiumi ritornino a battere le mani quando il popolo italiano sancirà con i due Sì che l’acqua è bene comune, diritto fondamentale umano”.

Mercoledi 2 Febbraio Riunione del Comitato Referendario torinese 2 SÌ per l’Acqua Bene Comune

Dettagli
Notizie locali
31 Gennaio 2011

Logo campagna referendaria

Carissim*

Stiamo entrando nel pieno della campagna referendaria, che lanceremo a livello nazionale a partire dal 2 febbraio.

Dobbiamo quindi attrezzarci adeguatamente e per questo è convocato il Comitato Referendario torinese 2 SÌ per l’Acqua Bene Comune

Mercoledì 2 febbraio ore 21 – puntuali

presso l’Arci – via Cernaia 14 – Torino

con il seguente ordine del giorno:

 

  1. relazione sulla riunione del Forum a Roma il 29 gennaio scorso,
  2. aggiornamento Adesioni al Comitato Referendario di Torino e provincia  e alla Dichiarazione comune:
  3. Rivitalizzazione dei Comitati Locali: Torino e provincia
  4. Conferenza stampa 4 febbraio ::: davanti alla RAI in via Verdi?
  5. Organizzazione banchetti propaganda e autofinanziamento di sabato 5 e domenica 6 febbraio
  6. Bottigliette dell’acqua: determinazione prezzo di vendita e inizio distribuzione
  7. Aggiornamento campagna di autofinanziamento nazionale e situazione economica del Comitato provinciale
  8. 16 febbraio ore 18: Marco Bersani alla Libreria Coop di Piazza Castello – Torino. Alle ore 21… : tre possibilità:  Riunione Regionale dei Comitati Referendari? Grande Cortile a Bussoleno ? Officine Corsare? )
  9. Aggiornamento su Ufficio Stampa del Comitato (Manu, Andrea, Beppe, Filippo e/o Federica?)
  10. Varie ed eventuali

Come vedete gli argomenti sono tanti e impegnativi. Cercate quindi di essere puntuali per una proficua serata di lavoro. Grazie


Altri articoli …

  1. Mercoledi 19 gennaio Due argomenti agginuntivi per la riunione del Coordinamento torinese per il referendum per l'acqua pubblica
  2. Mercoledi 19 gennaio Riunione del Coordinamento torinese per il referendum per l'acqua pubblica
  3. 12 gennaio 2011. Sì della Consulta, la parola ai cittadini
  4. Mercoledi 12 gennaio Riunione del Coordinamento torinese per il referendum per l'acqua pubblica

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