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Salvare l'acqua per salvare il futuro

Ultime notizie:

  • 19 dicembre 2023 - Consegna firme 
  • 15 dicembre 2023 - Banchetti raccolta firme 
  • 27 settembre 2023 - Come firmare online 
  • 26 luglio 2023 - Presentazione della delibera 
Salvare l'acqua per salvare il futuro

Lettera aperta sui veri costi di un’opera anacronistica

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Salvare l'acqua per salvare il futuro
31 Agosto 2026

 

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Alle Consigliere e Consiglieri Comunali di Torino

L’articolo de La Stampa del 12 agosto 2026 con le dichiarazioni di Smat spa in merito alla necessità di rilancio del progetto della diga di Combanera, ci spingono a scrivervi di nuovo. Il tema centrale: l'insostenibile costo economico e ambientale di una nuova diga a fronte di una rete idrica che perde il 38% dell'acqua prelevata (vedi bilancio Smat spa).

La costruzione della diga ha un costo stimato di ben 700 milioni di euro e un iter autorizzativo e realizzativo stimato in circa 12 anni. Con quegli stessi 700 milioni di euro potremmo rinnovare centinaia di chilometri di tubature, abbattendo di molto lo spreco d'acqua attuale.

La diga richiede 12 anni di cantieri, scavi e pesanti impatti ambientali sull'ecosistema. Aumenterà la disponibilità idrica complessiva ma soltanto alla fine del dodicesimo anno, lasciandoci all'asciutto per il prossimo decennio.

Un piano straordinario di rinnovo delle tubature richiederebbe lo stesso tempo complessivo, ma con una differenza vitale: inizierebbe a generare risparmi d'acqua fin dal primo mese di cantiere, recuperando giorno dopo giorno risorse che oggi regaliamo al sottosuolo.

Che senso ha investire fiumi di denaro pubblico per accumulare più acqua a monte, se poi continuiamo a perderla lungo la strada dentro tubi vecchi e crepati? 

Invitiamo il Consiglio ad approvare senza emendamenti la delibera di iniziativa popolare "Salvare l'acqua per salvare il futuro": i cittadini hanno bisogno di efficienza subito attraverso investimenti mirati sulla rete idrica, non di promesse di cemento destinate a restare sospese nel tempo.

 31 Agosto 2026

Comitato Acqua Pubblica Torino

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Foto di Walter Randlehoff su Unsplash

Vincono gli utili, perdono i tubi

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Salvare l'acqua per salvare il futuro
22 Luglio 2026

 

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Evviva! Nel generale compiacimento il bilancio 2025 di Smat Spa chiude con risultati record in termini di utili e con tutti gli indicatori economici in netto miglioramento.

Tralasciamo il fatto che Smat gestisce, in regime di affidamento esclusivo, il Servizio Idrico Integrato, un servizio pubblico essenziale, il cui bilancio non dovrebbe essere letto come quello di una normale impresa che compete sul mercato.

E tralasciamo anche che i brillanti risultati derivano  in larga misura dall'aumento della tariffa a carico degli utenti, a fronte di una sostanziale stabilità dei volumi fatturati.

Concentriamoci, invece, su qualcosa nascosto tra le pieghe del bilancio, un dato in grado di generare allarme nel normale cittadino non analista contabile.

Spulciando la relazione sulla gestione, a pag. 109 si scopre che nel 2025 le perdite delle condutture sono state del 38,9%, in deciso aumento rispetto ai dati degli ultimi anni. Nel 2021 erano del 33,4%, valore confermato dal presidente di Smat Ing. Romano in un'intervista a La Stampa del giugno 2023, nella quale poneva l'obiettivo di una riduzione al 30% nel 2025 e al 23% entro il 2030.

La citata relazione, in merito agli investimenti volti alla riduzione delle perdite afferma. “Per affrontare in modo strutturato tale criticità, SMAT ha adottato un approccio integrato basato su due leve complementari: da un lato la digitalizzazione e il monitoraggio avanzato della rete, dall’altro la pianificazione degli interventi tramite modelli analitici multicriterio”..

Tutto molto bello, ma parrebbe che qualcosa non abbia funzionato.

D'altra parte, spinti dal  preoccupante livello dello spreco idrico, un gruppo di comitati e associazioni nel corso del 2023 ha raccolto oltre 2000 firme a sostegno di una proposta di delibera, presentata al Comune di Torino (principale azionista di Smat) che tra i suoi obiettivi ha proprio l'adozione di un piano organico per il   rinnovamento delle condutture, che vada oltre interventi limitati a “tappare le falle”.

La vetustà dei tubi è un problema noto e le non infrequenti notizie di stampa su rotture delle condotte nella Città Metropolitana vieppiù lo confermano (solo a Chivasso nell’ultimo mese ci sono state due grosse perdite, una delle quali ha trasformato Piazza del Duomo in una Piazza San Marco sabauda).

Che ne è della proposta di delibera? Ferma da due anni e mezzo, arranca in improduttive interlocuzioni con i proponenti da parte degli esponenti della maggioranza, anestetizzata dal sostanziale disinteresse dell'Amministrazione.

Non è difficile comprendere quanto sia grave lo spreco idrico in un contesto dove il deterioramento delle condizioni ambientali causato dal cambiamento climatico produce pesanti effetti sulla disponibilità d'acqua.

“Ad inizio della seconda decade di luglio 2026 il Piemonte presenta una situazione idrica complessivamente deficitaria, con criticità più evidenti sulle portate dei corsi d’acqua e sulle risorse idriche superficiali disponibili“. Così esordisce una nota sul sito Arpa Piemonte, che poi evidenzia dati sul calo delle precipitazioni davvero inquietanti.

Che questa non sia una situazione eccezionale, ma un fenomeno ormai strutturale e irreversibile, da affrontare in via prioritaria, dovrebbe essere ormai chiaro, soprattutto alle nostre classi dirigenti.

Se non lo è, speriamo che lo diventi presto, prima che i rubinetti restino a secco

Le precipitazioni medie del mese di giugno 2026 sul bacino del Po chiuso alla confluenza con il Ticino sono state pari a circa 62 mm, con un deficit del 36% rispetto alla media mensile storica 1991-2020. Gli scarti negativi sono diffusi su gran parte dei bacini piemontesi, generalmente compresi tra -30% e -60%, con le eccezioni dei bacini del Ticino e dello Scrivia, dove i deficit risultano più contenuti. Nell’ultimo trimestre, anche i mesi di aprile e maggio hanno fatto registrare deficit rispettivamente di -56% e -44% contribuenti ad aggravare la siccità meteorologica in atto.   Il bilancio dell’anno idrologico resta negativo, con uno scarto complessivo pari a circa -24%  Anomalia % di precipitazione registrata nel mese di giugno 2026 (sinistra) e complessivamente nei mesi di aprile, maggio e giugno 2026 (destra) sul bacino del Po chiuso alla confluenza col Ticino Anomalia % di precipitazione registrata nel mese di giugno 2026 (sinistra) e complessivamente nei mesi di aprile, maggio e giugno 2026 (destra) sul bacino del Po chiuso alla confluenza col Ticino Visualizza l'immagine Anomalia % di precipitazione registrata nel mese di giugno 2026 (sinistra) e complessivamente nei mesi di aprile, maggio e giugno 2026 (destra) sul bacino del Po chiuso alla confluenza col Ticino ingrandita Anomalia % di precipitazione registrata nel mese di giugno 2026 (sinistra) e complessivamente nei mesi di aprile, maggio e giugno 2026 (destra) sul bacino del Po chiuso alla confluenza col Ticino (fonte ARPA)

Anomalia % di precipitazione registrata nel mese di giugno 2026 (sinistra) e complessivamente nei mesi di

aprile, maggio e giugno 2026 (destra) sul bacino del Po chiuso alla confluenza col Ticino (fonte ARPA Piemonte)

Sul bilancio SMAT SpA

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Salvare l'acqua per salvare il futuro
16 Luglio 2026

 

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Il bilancio di SMAT non è il bilancio degli azionisti:

è il bilancio costruito con le bollette pagate dagli utenti del Servizio Idrico Integrato

La lettura del bilancio 2025 di SMAT S.p.A. offre un'immagine molto diversa da quella proposta nei giorni scorsi da La Stampa, che ha posto l'accento soprattutto sull'utile netto di 49,9 milioni di euro e sugli ottimi risultati economici e patrimoniali della società.

SMAT è formalmente una società per azioni, ma è partecipata quasi interamente dai 297 Comuni dell’Autorità d’Ambito Torinese. La Città di Torino, direttamente e tramite una propria partecipata, detiene oltre il 63% del capitale sociale.

SMAT gestisce, in regime di affidamento esclusivo, il Servizio Idrico Integrato, un servizio pubblico essenziale, in tutta l’area metropolitana.

Il suo bilancio non può quindi essere letto come quello di una normale impresa che compete sul mercato. È il bilancio di una società pubblica che svolge un servizio essenziale e che viene finanziata quasi integralmente attraverso le bollette pagate dagli utenti.

L'utile di esercizio non dovrebbe quindi essere il principale indicatore del successo della gestione. Più importante dovrebbe essere la capacità di garantire un servizio efficiente, realizzare gli investimenti necessari e contenere, per quanto possibile, il peso della tariffa.

L'esame dei dati economici porta invece a una considerazione non positiva.

Nel 2025 i ricavi del Servizio Idrico Integrato sono passati da circa 380 milioni a 428 milioni di euro, con un incremento del 12,6% rispetto all'anno precedente.

Nello stesso periodo, i volumi di acqua fatturata sono aumentati soltanto dell'1,25%, passando da 160,1 a 162,1 milioni di metri cubi, mentre le utenze sono cresciute appena dello 0,24%, da 397.838 a 398.775.

I dati indicano che l'incremento dei ricavi è riconducibile in larga misura all'aumento della tariffa a carico degli utenti, più che all'aumento dei consumi o del numero delle utenze: così un utile netto di 32 milioni di euro nel 2024 sale ai quasi 50 milioni di euro nel 2025.

A questo risultato concorrono anche componenti tariffarie che non rappresentano costi diretti di gestione del servizio, quali la morosità, gli oneri finanziari e i conguagli tariffari, che nella tariffa 2025 ammontano complessivamente a circa 28,1 milioni di euro.

Il bilancio evidenzia inoltre il riconoscimento di circa 7 milioni di euro di premi di qualità attribuiti da ARERA.

Non si mette in discussione l'importanza di incentivare la qualità del servizio. Tuttavia, in un'attività svolta in regime di monopolio e integralmente finanziata dalle tariffe, è legittimo chiedersi se quelle risorse debbano tradursi in un ulteriore incremento dell'utile e non invece a contenere la tariffa o a rafforzare gli investimenti.

Merita inoltre attenzione il livello delle disponibilità liquide, pari a circa 134 milioni di euro. Una consistenza patrimoniale certamente rassicurante, ma che induce a interrogarsi sull'opportunità di continuare ad accumulare risorse finanziarie mentre le tariffe continuano a crescere.

Non bisogna dimenticare che SMAT è una società pubblica e che il suo bilancio viene approvato dall'Assemblea dei soci, composta dai sindaci dei Comuni che rappresentano i cittadini e che dovrebbero tutelarne gli interessi.

Per questo il vero interrogativo non è come celebrare un utile record, ma se sia coerente che una società pubblica, chiamata a gestire un bene comune e un servizio essenziale, realizzi utili di quasi 50 milioni di euro mentre le bollette continuano ad aumentare.

Una società che gestisce un bene comune dovrebbe misurare il proprio successo non dall'entità degli utili, ma dalla capacità di garantire un servizio di qualità, realizzare gli investimenti necessari e ridurre, per quanto possibile, il costo del servizio a carico di cittadini e imprese.

È questa la responsabilità che chiediamo ai Comuni soci di assumersi, nel rispetto dello spirito del referendum del 2011, con il quale milioni di cittadini hanno affermato un principio che conserva tutta a sua attualità: l'acqua è un bene comune, non una merce.                                    

Torino, luglio 2026

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Consiglio comunale di Torino - Art.45 del Regolamento del Verde

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Salvare l'acqua per salvare il futuro
09 Luglio 2026

 

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Democratici di nome ma non nei fatti

Esprimiamo la nostra più viva solidarietà ai comitati Salviamo gli Alberi di Corso Belgio e Salviamo il Meisino e ci uniamo allo loro protesta per lo stravolgimento della loro proposta di deliberazione di iniziativa popolare sul Verde Pubblico a opera dei consiglieri/e comunali della Città.

La volontà di migliaia di torinesi di salvaguardare gli alberi sani modificando l’Art.45 del Regolamento del Verde, espressa tramite uno strumento di partecipazione popolare, è stata ignorata e deviata verso obiettivi vaghi e inconcludenti.

Era già successo alla deliberazione di iniziativa popolare sul diritto alla casa, snaturata da emendamenti della maggioranza che ne hanno svuotato le finalità.

Resta ancora in attesa del voto la deliberazione di indirizzo a Smat per il futuro dell’acqua pubblica, iscritta da oltre due anni all’ordine del giorno del Consiglio comunale.

Evidentemente i nostri consiglieri/e mal sopportano che migliaia di cittadini/e si impegnino per partecipare alla formazione delle decisioni che li riguardano utilizzando gli appositi strumenti previsti dal Regolamento comunale: petizioni, interpellanze, proposte di deliberazione, referendum.

Ma non hanno nemmeno il coraggio di votare contro e ipocritamente manipolano le proposte popolari per renderle generiche e inefficaci.

Non contenti, escludono dalla discussione sul futuro Regolamento del Verde tutti i torinesi “non organizzati” nella Consulta per l’Ambiente e per il Verde, praticamente tutti quelli che hanno promosso e sostenuto le deliberazioni di iniziativa popolare per la casa, il verde, per il futuro dell’acqua, coinvolgendo migliaia di cittadini/e nelle piazze e nelle strade della città.

Se questa è democrazia.                                                                                                                                                  Comitato Acqua Pubblica Torino

Torino, 9 luglio 2026

Lettera aperta ai Consiglieri/e comunali di Torino riguardante la Delibera di iniziativa popolare di indirizzo a SMAT s.p.a

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Salvare l'acqua per salvare il futuro
04 Luglio 2026

 

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Lettera aperta ai Consiglieri/e comunali di Torino 

riguardante la Proposta di deliberazione d’iniziativa popolare n. 4541 / 2024:

“Indirizzi del consiglio comunale di Torino a SMAT s.p.a. in ordine alla gestione del servizio idrico integrato per far fronte alla crisi climatica e all’incombente siccità, a tutela della risorsa idrica, dell’ambiente

 e della qualità della vita della cittadinanza.”

 

Sono più di due anni che aspettiamo il voto del Consiglio Comunale sulla nostra delibera di iniziativa popolare sottoscritta da oltre 2.000 cittadini/e torinesi.

Iscritta all’ordine del giorno del Consiglio il 16 febbraio 2024, discussa più volte nelle Commissioni competenti e oggetto di incontri inconcludenti con esponenti della maggioranza, non viene ancora liberata per il voto finale.

Ormai è chiaro ed evidente che per i nostri Consiglieri/e comunali la partecipazione dei torinesi alla formazione delle decisioni che li riguardano non è un diritto sancito dallo Statuto della Città ma un fastidio da evitare.

Benché gli strumenti legali e amministrativi per esercitare concretamente la partecipazione dal basso non manchino (istanze, petizioni, proposte di deliberazione e di referendum di iniziativa popolare) i torinesi che vi ricorrono hanno raramente la soddisfazione di vederli accogliere o respingere da parte dei consiglieri/e comunali.

Così le proposte d’iniziativa popolare sull’acqua bene comune, sulla proprietà e gestione dei servizi pubblici locali, sul verde pubblico, sull’ambiente fino all’apartheid dell’acqua praticato in Israele contro i palestinesi, restano da anni nel limbo dell’ordine del giorno del Consiglio comunale ma non vengono mai poste in votazione per essere approvate o respinte.

La stessa Presidente del Consiglio comunale, che dovrebbe garantire la correttezza della procedura di esame delle proposte fino alla conclusione con il voto, si limita al primo atto della loro presentazione e le abbandona poi al disinteresse e all'inerzia dei consiglieri/e.

Denunciamo con forza questa vergognosa assenza di democrazia nell’istituzione comunale che dovrebbe essere più vicina ai cittadini/e e chiediamo che gli eletti/e applichino e rispettino le norme esistenti a garanzia della partecipazione popolare alla gestione della cosa pubblica.

Torino, Luglio 2026

 

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  1. Comunicato Stampa: Abbiamo sbagliato delibera?
  2. 3 anni in una pagina: facciamo il punto sulla delibera “Salvare l’Acqua per Salvare il Futuro”
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