Mercoledì 23 febbraio: Moratoria Diritto di voto referendario nel 2011 e Accorpamento votazioni - ore 12,30 in Municipio
mercoledì 23 febbraio ore 12,30 in Sala Orologio (4° p.) del Municipio (v. allegato)
Acqua pubblica, referendum e democrazia: il valore del calendario Articolo di Alessandra Quarta su Corriereweb.net
La data dei referendum contro la privatizzazione del servizio idrico dovrebbe essere – a dire del Ministro Maroni - il 12 giugno, ossia l’ultima domenica utile in quell’arco di tempo indicato dall’art. 34 della legge n. 352 del 1970 per lo svolgimento di queste consultazioni. Se la data fosse confermata, si verificherebbero due fenomeni decisamente criticabili; in primo luogo, il voto referendario sarebbe scisso da quello delle elezioni amministrative, che si terranno in molte città a metà maggio e - se si considera l’eventuale ballottaggio - basta un occhio al calendario per rendersi conto che molti cittadini saranno chiamati alle urne per ben tre volte nel giro di un mese. Il secondo luogo, spingendo la data a ridosso del termine fissato ex lege, si finirebbe per entrare in un periodo in cui molti italiani saranno già in vacanza.
Da queste due considerazioni sembrerebbe emergere una chiara strategia di disincentivo al voto, finalizzata a far sì che non sia raggiunto il quorum, quella quota di votanti necessaria affinché, in caso di vittoria del Sì, possa riconoscersi come avvenuta l’abrogazione delle norme oggetto dei quesiti. Una riflessione su questa strategia fa emergere, a mio avviso, un problema di natura istituzionale e un interrogativo sul senso attuale del concetto di partecipazione.
Il problema di natura istituzionale è molto complesso, perché mette in luce un match dai contorni decisamente paradossali. In quest’ottica, il campo da gioco del referendum sembrerebbe contrapporre due squadre, quella del governo in carica contro tutti i cittadini chiamati al voto; l’oggetto della contesa è il mantenimento di una legge emanata dal primo dei due contendenti. Il gioco tuttavia non è fair, ma anzi il governo ostacola in ogni modo quei cittadini che potrebbero votare a favore dell’abrogazione. Si badi bene, il problema nasce sì dal caso concreto che stiamo affrontando, ma ha contorni generali e, anzi, costituisce una vera e propria tendenza consolidata: infatti, se proviamo a guardare le date ricorrenti in cui il referendum abrogativo è stato indetto nella storia repubblicana, è facile notare che il periodo più quotato – si ricordi, su un arco di tempo pari a due mesi – è sempre coinciso con i quindici giorni di giugno.
E’ corretto ritenere che sul campo del referendum si giochi una partita tra governo in carica e cittadini votanti? Una risposta positiva a questa domanda sarebbe in grado di cogliere soltanto gli aspetti più formali della questione, concentrandosi quindi sul mero oggetto del contendere, ossia l’abrogazione di una legge espressione della forza politica in carica. Sarebbe sufficiente un’attenta lettura della Costituzione per comprende che così non è, che in questo match non esistono squadre contrapposte: la sovranità appartiene al popolo recita la nostra Costituzione, e il trionfo della democrazia rappresentativa non può cancellare dal panorama istituzionale del Paese la democrazia diretta, di cui il referendum è appunto espressione.
La scelta di rinviare all’ultima data disponibile il referendum costituisce uno schiaffo all’idea di democrazia; separare il voto referendario dalle elezioni amministrative è un atto di grave arroganza politica, oltre ad essere palesemente privo di efficienza economica (si conta uno spreco pari a quattrocento milioni di euro).
Oltre che una battaglia in difesa dei beni comuni, il referendum per l’abrogazione delle norme che privatizzano il servizio idrico rappresenta anche lo strumento per liberarsi delle spoglie di consumatore/spettatore sotto cui è sommerso il cittadino: il televoto esercitato comodamente da casa ha sedotto molti, inculcando in maniera subdola l’idea secondo cui o i diritti sono di facile fruizione, oppure “il gioco non vale la candela”.
Inoltre, la dimensione del consumatore ha radicato un’idea di proprietà idiosincratica molto forte, da cui scaturisce una volontà di azione strettamente legata all’idea di possesso diretto, per cui mi sento colpito soltanto se un mio bene sta per subire un attacco diretto e violento. Si è persa la nozione di res publica e si è ignorata per troppo tempo quella di comune, a favore dell’egoismo del proprio orticello, contro la tutela delle generazioni future e sotto un velo di diffuso torpore che proprio la campagna referendaria Acqua Bene Comune ha infranto, consegnando alle istituzioni il sostegno di un milione e quattrocentomila persone.
Per queste ragioni, se venisse confermata la data del 12 giugno, ai cittadini - per essere tali - toccherà dimostrare che l’esercizio della democrazia può anche comportare fatiche e che è giusto che i grandi cambiamenti richiedano impegno individuale. Sarà doveroso dimostrare che la rivoluzione non si può organizzare restando seduti sul proprio sofà e che l’attacco di ciò che è pubblico, altro non è, in fondo, che un attentato a ciò che è anche mio.
COMUNICATO STAMPA
L'acqua torni pubblica a Berlino. Passa il referendum contro la privatizzazioneIl Sole 24 Ore, 13 febbraio 2011, leggi l'articolo sul sito del quotidiano
I berlinesi rivogliono l'acqua pubblica. Il referendum di iniziativa pubblica indetto domenica ha decretato la vittoria dei sì 665.000 voti (il 98% dei votanti). I cittadini chiedevano in realtà con questa consultazione di ottenere la pubblicazione di tutti i contratti sulla privatizzazione degli acquedotti firmati nel 1999 con il gruppo francese Veolia e quello tedesco RWE che detengono da allora il 49,9% dei servizi idrici comunali.
L'associazione Berliner Wassertisch è convinta che i voti ottenuti non siano che un primo passo verso il ritorno all'acqua bene comune. Secondo i promotori dal 2001 le tariffe dell'acqua sono salite del 35% e sono tra le più care di tutta la Germania. A novembre scorso la municipalità di Berlino aveva già reso noto il contratto e i documenti relativi all'accordo ma per la Berliner Wassertisch presentavano numerosi omissis.
In Italia intanto il Comitato referendario «2 sì per l'acqua bene comune» ha inviato una lettera aperta a Gianni Morandi e ai cantanti in gara al Festival di Sanremo per richiedere di sostenere il referendum contro la gestione privata del servizio idrico in occasione del Festival dell'acqua organizzato a Sanremo il 17 e 18 febbraio. Il comitato ha chiesto agli artisti di portare sul palco un segno visibile che dimostri il sostegno: indossando un laccetto blu intorno al polso o una spilletta. Al via da giorni invece sul sito la raccolta firme per l'appello ad accorpare il voto dei referendum con quello delle elezioni amministrative. (L.B.)
il manifesto, 12 febbraio 2011, leggi l'articolo sul sito del quotidiano
Domenica i berlinesi sono stati chiamati a pronunciarsi in un referendum su una proposta di legge che, se approvata, obbligherebbe l'amministrazione della città a pubblicare tutti i contratti e le intese connesse alla privatizzazione dell'acqua, e comporterebbe l'annullamento di ogni patto segreto.
Nel 1999 Berlino, retta allora da una grande coalizione tra Cdu e Spd e disperatamente indebitata, vendette il 49% delle sue Wasserbetriebe a Veolia e a Rwe (il gigante dell'energia Rheinische Elekrizitätswerke). È stato un pessimo affare. Ai partner privati venivano garantiti utili assai lucrativi. Dal 1999 il prezzo dell'acqua è aumentato del 35%, il doppio della media in Germania. Anche l'amministrazione cittadina ammette che i berlinesi pagano per l'acqua tra il 15 e il 20% in più che in altre metropoli paragonabili.
L'iniziativa civica che ha promosso il referendum, il Berliner Wassertisch (tavola dell'acqua berlinese), vorrebbe interamente ricomunalizzare la fornitura d'acqua e la depurazione degli scarichi - «noi berlinesi rivogliamo la nostra acqua», dicono - ma la costruzione giuridica della società privatizzata non consentiva un quesito diretto sulla sua liquidazione. Si sono dunque concentrati sul solo punto della riservatezza dei contratti, mirando a acquisire con la loro pubblicazione motivi di nullità che consentano di impugnarli, o comunque buoni argomenti per abbassare il prezzo della ricomunalizzazione.
Nell'ottobre 2010, quando l'iniziativa aveva già raccolto 280.887 firme valide sulla proposta di referendum (per promuoverlo ne sarebbero bastate 172.000), il quotidiano Tageszeitung mise in rete il segretissimo contratto di vendita e alcuni annessi, ricevuti da un anonimo informatore.
Visto che i buoi erano già scappati dalla stalla, il 10 novembre, un giorno dopo l'indizione ufficiale del referendum, anche il senato ha pubblicato ben 700 pagine di contratti sul suo sito, col consenso dei soci privati Veolia e Rwe. Gli investitori non avevano più nulla da perdere, considerato che le scandalose clausole sui profitti garantiti erano già su piazza. In forza di quelle clausole Berlino incassa solo il 35% degli utili d'esercizio, pur possedendo il 50,1% delle quote sociali.
Nel frattempo il senato, una maggioranza rosso-rossa tra socialdemocratici e socialisti della Linke, aveva riformulato la legge sul «libero accesso alle informazioni». La versione in vigore dal luglio scorso consente ai cittadini, pur tra molte eccezioni, di prendere visione degli atti della pubblica amministrazione, teoricamente anche di quelli relativi a imprese di servizi, «purché le imprese medesime acconsentano». Un obbligo di pubblicazione c'è solo quando l'interesse pubblico «prevale notevolmente» sul diritto delle imprese alla riservatezza. È piuttosto una legge a tutela della discrezione aziendale, ma il senato ora le attribuisce il «merito» della pubblicazione dei contratti.
Come che sia la Spd del borgomastro Klaus Wowereit, assecondata dai socialisti della Linke (che col loro assessore all'economia Harald Wolf hanno fatto una pessima figura come amministratori della status quo), ritengono «superato» dai fatti il quesito del referendum, visto che i contratti sono già di pubblico dominio. Raccomandano di votare no, perché ritengono «incostituzionale» la proposta di legge nella parte che annulla intese sottratte alla pubblicazione (interferirebbe con le norme generali a tutela della proprietà privata).
La speranza del senato è che il referendum non raggiunga il quorum: per vincere occorre che il quesito sia approvato dalla maggioranza dei votanti e che vada a votare almeno un quarto degli elettori, ovvero 617.000 berlinesi.
Tuttavia i socialdemocratici, che pure nel 1999 vollero la privatizzazione (mentre verdi e socialisti si opposero), si dicono ora pentiti: «Col senno del poi, la parziale privatizzazione fu un errore, come l'intesa sulla riservatezza dei contatti». Dichiarono di condividere le finalità dei promotori del referendum: i servizi essenziali «devono orientarsi sugli interessi pubblici, e non sui profitti privati». Il vento è cambiato, nessuno si fa più incantare da mirabolanti piani di privatizzazione come negli anni '90. I politici berlinesi si sarebbero ravveduti, sebbene soldi per ricomprare le Wasserbetriebe non ce ne siano. Chiedono però che i cittadini non disturbino il manovratore con "inutili" referendum.
I promotori ribattono che non è affatto sicuro che tutte le intese siano già state pubblicate. Chiedono comunque di attestare l'interesse dei cittadini alla ricomunalizzazione con una partecipazione massiccia. Se i politici vorranno davvero rinegoziare le tariffe dell'acqua, come promettono, e magari riacquistare le quote cedute ai privati senza farsi spennare, ogni sì espresso al referendum li rafforzerà.
IN ITALIA
REFERENDUM. «Data unica»
Il Comitato «2 Sì per l'Acqua Bene Comune» ha lanciato un appello per l'accorpamento delle scadenze elettorali (referendum e amministrative). La petizione si sottoscrive su www.acquabenecomune.org.
Con questa iniziativa il Comitato referendario intende porre l'attenzione sull'opportunità e sull'utilità dell'accorpamento, al fine di contenere i costi pubblici legati all'esercizio del voto e per favorire la maggior partecipazione popolare possibile alle consultazioni. Il Comitato ha inviato una lettera al Presidente del Consiglio, al ministro dell'Interno e al Presidente della Repubblica per chiedere un incontro e sottoporre le sue osservazioni sulla questione.
Mercoledì 16 febbraio ore 17.30Libreria COOP – Piazza Castello - Torino
Una storia lunga dieci anni per impedire la privatizzazione dell’acqua, raccontata da chi l’ha vissuta da protagonista a partire da Porto Alegre fino al prossimo referendum abrogativo delle leggi che impongono ai Comuni di vendere gli acquedotti ai privati.
Marco Bersani - Acqua in movimento, edizioni Alegre
Con l’autore, il prof Ugo Mattei, uno degli estensori dei quesiti referendari.
Mercoledì 16 febbraio ore 21.00AVIGLIANA Centro Polifunzionale La Fabrica, Via IV Novembre 19
Marco Bersani del Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua
e
"L'interezza non è il mio forte" in: Turlupineries
Con il patrocinio del Comune di Avigliana
Evento organizzato da
Comitato Acqua Pubblica Avigliana
Comitato Referendario 2 Sì per l'Acqua Bene Comune
nell'ambito della manifestazione "Il Grande Cortile 2011"