Pubblicazione del documento "Rimunicipalizzazione"
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21 settembre 2013: Giornata internazionale della paceCon la risoluzione n. 36/67 del 30 novembre 1981, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite decretò che la giornata di apertura delle proprie sessioni ordinarie (il terzo martedì di settembre di ogni anno) fosse ufficialmente osservata quale Giornata Internazionale della Pace. La commemorazione degli ideali della pace doveva essere celebrata sia tra le nazioni sia tra i popoli.
In quel periodo iniziò ad affermarsi con maggior vigore l’idea che per promuovere la pace fosse necessario coinvolgere i singoli individui e che l’educazione ai diritti ricoprisse un ruolo fondamentale.
Nel 2001 con risoluzione n. 55/282, l’Assemblea decise che tale celebrazione doveva aver luogo annualmente nella giornata del 21 settembre.
Appuntamento in piazza Castello – Torino
sabato 21 settembre alle 18,00
per un’ora di silenzio per la pace ed il disarmo.
- per ricordare che l’impegno per la pace deve partire da ciascuno di noi,
- per chiedere al nostro governo di attuare una politica seria di disarmo, cominciando con l’eliminare l’acquisto di 90 caccia-bombardieri F35
- per ricordare tutte le situazioni dove la guerra continua a mietere vittime, in particolare in Siria, dove continua la guerra civile,
- per ricordare che la guerra non è mai la soluzione, che violenza chiama violenza.
ACLI Torino
Centro Studi Domenico Sereno Regis
Comitato acqua pubblica Torino
MIR – Movimento Internazionale della Riconciliazione, Torino
Movimento Nonviolento, Torino
Pax Christi

Domenica 22 settembre dalle 9.30 alle 16.00 a Torino (presso SPAZZI - La locanda degli arrivanti, Via Virle 21 - guarda la mappa e le info logistiche) si svolgerà la riunione del Coordinamento nazionale del Forum dei Movimenti per l'Acqua.
Di seguito i punti all'ordine del giorno:
- definizione azione e iniziativa del movimento per l'acqua su medio-lungo periodo (con particolare riferimento a campagna ripubblicizzazione e obbedienza civile; intergruppo parlamentare; tariffa AEEG; nessi con altri movimenti beni comuni; iniziativa internazionale);
- Osservatorio Permanente sul Servizio Idrico;
- varie ed eventuali.
Inoltre si ricorda che in questa riunione saranno discusse le modifiche al testo della legge d'iniziativa popolare proposte dal gruppo di lavoro. Sostanzialmente tre sono state le materie/aree tematiche su cui si è lavorato:
architettura istituzionale del Governo della risorsa idrica;
tempi del processo di ripubblicizzazione;
forme di finanziamento del servizio idrico
| zza SAN CARLO | 9 - 13 | Andrea - Federica - Nicla - Riccardo - (Simona se non impegnata a nichelino) Mariangela - Umberto |
Berlino : l’acqua ritorna in mano pubblica
A quanto pare il governo di Berlino e Veolia hanno finalmente raggiunto un accordo: per 590 M € (+ altri 54 M € per altre voci) la Città riscatta la quota del 24,9% della sua Azienda dell’Acqua di Berlino (BWB) detenuta da Veolia dal 1999.
Il più grande partenariato PPP municipale della Germania giunge così alla fine dato che RWE aveva già venduto la sua quota (24,9%) per 658 M€ nel 2012.
È un grande successo per i 666 000 cittadini berlinesi che hanno aperto la strada a questa rimunicipalizzazione con il referendum del 2011, il primo ad essere vinto a Berlino.
“Siamo felici ed orgogliosi di essere riusciti a far ritornare l’acqua in mano pubblica, ma siamo però critici sul prezzo troppo alto del riscatto” - dichiara Gerlinde Schermer che nel 1999, nel suo ruolo di parlamentare, aveva votato contro quel pessimo affare – Sappiamo che ciò renderà molto difficile per i prossimi 30 anni una diminuzione del prezzo dell’acqua che è alto”.
Il Berliner Wassertisch, che dal 2006 lotta per una gestione dell’acqua democratica e partecipativa, è consapevole che il successo ottenuto comporta la prosecuzione di un impegno molto intenso. “Ora dobbiamo controllare e premere sui nostri politici – spiega Dorothea Hërlin, membro fondatore del Berliner Wassertisch – Dobbiampo impedire che proseguano con la logica del profitto, a lungo praticata nella gestione dell’acqua” .
Per questo il Berliner Wassertisch ha reso pubblico un progetto di “Carta dell’Acqua di Berlino” sul quale si è aperta una discussione in tutta la città su come istituire un “Consiglio dell’Acqua di Berlino” quale strumento di democrazia diretta partecipativa nel quadro di una gestione trasparente, democratica, ecologica e sociale dell’Acqua a Berlino.
Un primo commento di Laura Valentukeviciute di GiB (Beni Comuni in mano ai cittadini) : « Può essere un grande passo in avanti verso una gestione dei nostri beni comuni non più basata sulla logica del profitto ma sui costi e sul benessere dei cittadini. »
La decisione definitiva sull’accordo sarà presa dal Parlamento di Berlino ma non vi è dubbio che la coalizione SPD-CDU sarà consenziente.
Contatti :
Dorothea Haerlin
Berliner Wassertisch – Bene Comune
L'acqua pubblica va in Europa
di Corrado Oddi(*) - da il manifesto del 10 settembre 2013
Oggi una delegazione della Fp Cgil e del Forum italiano dei movimenti per l'acqua depositerà al ministero dell'Interno le 67 mila firme raccolte per l'Iniziativa dei cittadini europei per l'acqua pubblica, 12 mila in più di quante previste per raggiungere la soglia di validità per l'Italia. Il risultato è straordinario: le firme raccolte in tutta Europa per contrastare la privatizzazione dell'acqua ammontano, al termine della campagna, a più di un milione e 800 mila.
Tredici Paesi hanno superato la soglia di validità e, soprattutto, la Germania, da sola, ha prodotto un milione e 200 mila adesioni. Lì - e il fatto va sottolineato - la raccolta delle firme per l'Ice ha assunto le dimensioni di un vero e proprio movimento popolare, paragonabile a quella che è stata da noi la campagna referendaria per l'acqua nel 2011.
Si apre ora un percorso che porterà la Commissione Europea a doversi esprimere sulle questioni rilevanti poste dall'Iniziativa dei cittadini europei entro il prossimo febbraio, a ridosso della campagna elettorale per l'europarlamento.
Questo importante risultato, che parla della persistenza del movimento per l'acqua in Italia e di una sua estensione nella dimensione europea, ci dice molte cose, alcune essenziali. La prima è che è possibile e praticabile costruire un'iniziativa per far avanzare l'idea di un altro modello sociale e produttivo per l'Europa, alternativa all'attuale impostazione di politica economica e sociale egemonizzata dalla Germania della Merkel. Un rinnovato modello europeo, che metta al centro Stato sociale, lavoro e beni comuni al posto di politiche dell'austerità e dell'ossessione del debito pubblico: questo è, almeno potenzialmente, il valore paradigmatico dell' Ice per l'acqua pubblica e anche la sua efficacia, visto che, ancor prima della conclusione della raccolta delle firme, il Commissario al mercato interno Barnier ha annunciato che il servizio idrico viene escluso dalla Direttiva comunitaria sui contratti di concessione, nata con un'intenzione di ampliare i processi di privatizzazione dei servizi pubblici.
Quest'alternativa tra due visioni dell'Europa dovrà stare necessariamente in campo anche nella futura scadenza elettorale europea ma, come dimostra la vicenda dell'Ice sull'acqua pubblica, ancor più nella mobilitazione sociale.
Questo risultato, assolutamente non scontato, è illuminante anche per i soggetti che hanno promosso l'Ice: da una parte, per Epsu, il sindacato europeo dei servizi pubblici, che vede la conferma di un'impostazione che ha creduto in un reale lavoro che assumesse un orizzonte europeo, superando un approccio per cui, troppo spesso, il sindacato europeo è più una sommatoria di sindacati nazionali che un vero sindacato sovranazionale. Dall'altra, è evidente che un milione e 800 mila firme raccolte in Europa e, sia pure in dimensioni diverse, in tutti i 27 Paesi dell'Unione, sono il prodotto di un intreccio fecondo, e passibile di ulteriori sviluppi positivi, tra l'iniziativa e l'esperienza sindacale e quelle dei movimenti che si battono per l'acqua bene comune, ponendo le basi per una Rete europea dei movimenti per l'acqua.
In secondo luogo, il significativo riscontro dell'Iniziativa dei cittadini europei fa emergere con ancora più forza lo scarto tra la continuità del movimento per l'acqua, che ora si esprime anche nella dimensione europea, e la prosecuzione, nel nostro Paese, della volontà di proseguire nell'intenzione di contraddire l'esito referendario di due anni fa. Non mi riferisco solo all'approvazione del nuovo metodo tariffario del servizio idrico da parte dell'Authority dell'Energia Elettrica e del Gas che ripristina, sotto mentite spoglie, la remunerazione del capitale abrogata con il secondo referendum del giugno 2011. E neanche semplicemente al dato che i processi di ripubblicizzazione del servizio idrico, dopo la costituzione dell'Azienda speciale a Napoli, sembravano avanzare in diversi territori del Paese, mentre, in quest'ultima fase, stanno registrando rallentamenti se non vere e proprie battute d'arresto. Ancora più preoccupante è l'orientamento che sembra emergere da parte del governo Letta - ammesso che riesca a proseguire - nel momento in cui si appresta a predisporre la nuova legge di stabilità e si moltiplicano gli annunci sull'idea che in essa sia contenuto anche un nuovo piano di grandi privatizzazioni, comprendendo anche i servizi pubblici locali. Se così fosse, ci troveremmo di fronte non solo a un attacco pesante all'esito politico dei referendum, ma anche alla riproposizione di un'impostazione di politica economica e sociale in perfetta continuità con quella praticata dal governo Monti dal 2011 al 2013. Quella che in nome dell'abbattimento del debito pubblico e della ripresa della crescita ha colpito pesantemente lo Stato sociale, a partire dalle pensioni, i diritti dei lavoratori e incentivato ulteriormente le privatizzazioni, peraltro arrivando allo straordinario risultato di far aumentare il rapporto tra debito e Pil dal 120 al 130% dal 2011 al 2013 e di arrivare a -1,8% nella crescita a fine 2013. È evidente che il movimento per l'acqua contrasterà tali intenzioni, così come rilanceremo la nostra iniziativa per la ripubblicizzazione del servizio idrico, sostenuti in ciò dalla recente costituzione dell'Intergruppo dei parlamentari per l'acqua pubblica e anche con la discussione che svolgeremo a Torino il prossimo 21 settembre, con un importante convegno internazionale, al quale parteciperanno, tra gli altri, Anne Le Strat, vicesindaco di Parigi, e Stefano Rodotà.
Infine, anche quest'iniziativa e il suo prosieguo ci parlano del tema decisivo della democrazia e del suo stato reale in Europa e nel nostro Paese. È bene avere presente che l'Iniziativa dei cittadini europei, istituita poco più di un anno fa, è l'unico strumento attualmente esistente in Europa per far sentire, in modo non mediato, la voce dei cittadini, delle organizzazioni sociali e dei movimenti al livello delle istituzioni comunitarie. In un quadro in cui, di fatto, è la troika Fmi, Bce e Commissione Europea che decide la sostanza delle scelte di politica economica e sociale, far avanzare una pratica, per quanto imperfetta, simile a una forma di democrazia diretta rappresenta un punto di riferimento essenziale per chiunque si prefigga l'obiettivo di dar gambe a un'altra idea di modello produttivo e sociale nella dimensione continentale. Ciò vale ancor più per il nostro Paese, dove non solo continuiamo ad assistere allo spettacolo vergognoso di un leader di partito che non intende riconoscere la legittimità del potere giudiziario, ma anche a una discussione sulle riforme costituzionali che, occhieggiando all'ipotesi del presidenzialismo, propone una lettura della crisi per cui diventa necessario comprimere la domanda sociale e renderla compatibile con un sistema politico sempre più autoreferenziale e rinchiuso in logiche impermeabili alla sofferenza e al disagio sociale. Non esitando, per questa via, a manomettere la Costituzione, a non rispettare la volontà popolare espressa nei referendum, a non riconoscere, anche per via legislativa, il diritto dei lavoratori a poter scegliere liberamente la propria rappresentanza sindacale e a poter decidere sugli accordi che li riguardano. Anche da questo punto di vista, non si può più rinviare la scelta di costruire una grande coalizione sociale che metta al centro l'attuazione del dettato costituzionale e l'espansione della democrazia, come si è iniziato a fare con l'Assemblea nazionale di domenica scorsa a Roma indetta esattamente su questi temi. Con la consapevolezza che oggi "inverare" la nostra Costituzione significa lottare per la pace e per il ripudio della guerra, far avanzare i diritti del lavoro, difendere i beni comuni, a partire dall'attuazione referendaria. Un impegno e una prospettiva rispetto alla quale penso che tutto il movimento per l'acqua saprà portare il proprio contributo a un tempo originale e solidale con tutti i soggetti che intendono muoversi in questa direzione.
* Fp Cgil - Forum italiano movimenti per l'acqua