
Forum Italiano dei Movimenti dell’Acqua - Comitato regionale Acqua Pubblica Piemonte
www.acquabenecomunetorino.org - cell. 388 8597492
Giovedì 30 giugno ore 14:00 - Corso Vittorio Emanuele II n.18 – Torino
consegniamo questa Lettera Aperta
ai Sindaci, componenti della Conferenza dei Sindaci ATO3 Torinese
al Sindaco del Comune di Torino, o suo/a rappresentante,
La Conferenza dei sindaci dell’Autorità Territoriale - ATO3 Torinese, convocata per il 30 giugno 2022 in Corso Vittorio Emanuele II n.18, Torino, non reca all'ordine del giorno alcun argomento riguardante il fenomeno della siccità né le sue conseguenze sull'approvvigionamento idrico del nostro territorio.
La siccità, gli sprechi e una sconsiderata concezione dell'acqua come risorsa inesauribile hanno portato ad una crisi idrica mai vista da chi vive a queste latitudini.
Non si tratta di un evento occasionale. La comunità scientifica ritiene ormai strutturali gli effetti del cambiamento climatico, ed il tema della carenza d'acqua e della disomogenea distribuzione delle precipitazioni nel corso dell'anno si porrà in futuro con sempre maggiore urgenza.
Sono ormai evidenti le responsabilità di un sistema di gestione caratterizzato da una decennale mancanza di pianificazione e investimenti infrastrutturali, perché piegato ad una logica privatistica che punta esclusivamente alla massimizzazione del profitto mentre il surriscaldamento globale e i relativi cambiamenti climatici riducono la disponibilità dell'acqua per uso umano, per l'agricoltura e più in generale per l'ambiente.
D’altra parte, i dati ISTAT sulle perdite delle reti idriche sono impietosi: nel 2015 si attestano al 41,4% a livello nazionale (47,9% il tasso di “dispersione” fotografato nel 2019). È evidente che più che allo stato delle reti, si è guardato all’andamento delle azioni.
I soldi ci sono ma sono utilizzati per remunerare gli azionisti (pubblici e privati) non per investire e/o abbassare la tariffa.
Non è più possibile cullarsi nell'idea che la dispersione nel nostro territorio sia al di sotto della media nazionale e dunque non sia necessario intervenire: il 35% di dispersione ammesso dall’ATO3 (ma secondo i nostri calcoli è del 56,27%) non è tollerabile.
E' indispensabile e urgente procedere ad una drastica riduzione dello spreco idrico con la sostituzione delle vecchie tubature, ma anche ad una forte campagna rivolta all'utenza per ridurre gli sprechi e creare una cultura del rispetto e della tutela dell'acqua, nell'interesse nostro e delle future generazioni.
Chiediamo ai nostri Sindaci, responsabili per legge del governo del Servizio Idrico che se ne facciano carico e imprimano da subito una radicale inversione di tendenza rispetto al modello attuale, con tre misure prioritarie che si possono realizzare in tempi brevi:
* destinare gli utili delle aziende che gestiscono il servizio idrico alla ristrutturazione delle reti idriche;
* ammodernare gli impianti di irrigazione in agricoltura (ad es. irrigazione a goccia) e utilizzare le acque piovane;
* incentivare la realizzazione di reti idriche duali e l’installazione di dispositivi per il risparmio idrico nell’edilizia di servizio, residenziale e produttiva.
Comitato provinciale Acqua Pubblica Torino
Torino, giugno 2022

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La recente sentenza della Corte di Giustizia Europea riguardante la decadenza dell’affidamento “in house” della gestione di servizi pubblici come acqua, rifiuti, trasporti conferma che l’affidamento diretto – senza gara - non prosegue né si trasferisce a nuovi gestori qualora vengano a mancare le 3 condizioni fondamentali che lo avevano consentito:
- controllo dell’amministrazione aggiudicatrice analogo a quello esercitato sui propri servizi,
- 80% delle attività effettuate dal nuovo gestore per le amministrazioni aggiudicatrici controllanti
- nessuna partecipazione diretta di capitali privati, ad eccezione di forme di partecipazione di capitali privati che non comportano controllo o potere di veto (…) e che non esercitano un’influenza determinante sul nuovo gestore.
Riteniamo che il ruolo di IREN come socio di maggioranza ASM, abbia modificato radicalmente le condizioni a suo tempo esistenti per l’aggiudicazione “in house” del servizio idrico e che sia pertanto decaduto sia l’affidamento diretto ad ASM del servizio idrico di Vercelli, sia gli affidamenti a diversi gestori dell’ATO2, compresa ASM, degli acquedotti della Comuni Riuniti Srl.
La sentenza della Corte di Giustizia Europea stabilisce infatti che “una modifica del contratto è considerata sostanziale allorché introduce condizioni che, se fossero state incluse nella procedura iniziale, avrebbero consentito l’ammissione di candidati diversi da quelli inizialmente selezionati o l’accettazione di un’offerta diversa da quella inizialmente accettata o avrebbero attirato ulteriori partecipanti alla procedura di aggiudicazione, nonché dall’obiettivo di apertura degli appalti pubblici alla concorrenza nella misura più ampia possibile….” , che “l’ente affidatario non possa più essere in pratica assimilato ai servizi interni dell’amministrazione aggiudicatrice” e che “…l’esecuzione dell’affidamento pubblico (…) non possa più essere proseguita senza una gara d’appalto…”
Nelle condizioni date, la gara d’appalto e la conseguente privatizzazione dell’acqua di Vercelli è evitabile solo se il settore Acqua sarà scorporato da ASM e conferito al Gestore Unico.
La Conferenza dei Sindaci di ATO2
- proceda finalmente alla costituzione del Gestore Unico previsto dalla legge e mai attuato;
- eserciti con ATO2 una vera azione di governo del Servizio Idrico Integrato, di proprietà e gestione pubblica e partecipativa
- approvi un nuovo Piano d’Ambito, strumento essenziale di indirizzo e programmazione, per rispondere alle conseguenze del cambiamento climatico, far fronte alla siccità, ridurre lo spreco idrico e tutelare la risorsa acqua per le generazioni future.
L’acqua è un bene comune, non una merce
Torino, giugno 2022

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Forse non tutti sanno che le decisioni di governo dell'acqua di Vercelli non competono ad ASM-ex ATENA, ma ai 25 SINDACI membri della Conferenze di ATO2 – Autorità d’Ambito Biellese Casalese Vercellese.
Essi devono aggiornare almeno ogni tre anni il Piano d'Ambito che stabilisce le finalità, priorità ed entità degli investimenti idrici, gli obiettivi della gestione, dai quali deriva l'ammontare della tariffa che deve coprire solo i costi di gestione e di investimento (full cost recovery), escludendo il profitto, abrogato dal Referendum del 2011.
Nella realtà vercellese purtroppo le cose non stanno così.
Il Piano d’Ambito dell’ATO2 risale al 2006, è stato rivisto in parte nel 2014 e non è stato più aggiornato, come se la situazione idrogeologica del territorio fosse rimasta da allora immutata, e la crisi climatica con le sue conseguenze come la siccità non fossero allarmanti.
Non si parla nemmeno di abolire l’enorme spreco idrico di 16.197.750 m³/anno, corrispondenti al 36,9% dell’acqua prelevata, ma solo di ridurlo al 30% entro il 2023[1].
Negli anni successivi al 2014, ATENA SpA è diventata ASM S.p.A. della quale IREN ha poi acquisito la maggioranza del capitale, facendo così decadere l’affidamento diretto “in house” della gestione del Servizio Idrico portato “in dote” da ATENA. Quando, come in questo caso, il Comune rinuncia alla proprietà del servizio, le leggi nazionali ed europee impongono che esso sia privatizzato attraverso una gara d’appalto. Lo conferma la recente sentenza della Corte di Giustizia Europea[2], che ha tolto a IREN la gestione del Servizio raccolta rifiuti del Comune di Lerici, “ereditato” dalla precedente azienda comunale.
ATO2 ha invece costituito nel 2006 un’azienda denominata “ATO2ACQUE S.C.A.R.L.” con il compito di unificare le 6 aziende idriche operanti nel territorio di ATO2, in un gestore unico d’ambito al quale poter nuovamente affidare – senza gara – il servizio idrico. Da allora, la società è rimasta inattiva. Solo negli ultimi tempi sembra aver preso una qualche consistenza e aspetta che i 25 Sindaci se ne accorgano.
Tanto più che tutte le concessioni del Servizio Idrico di ATO2 vanno a scadenza il 31 dicembre 2023.
Ci attendiamo che i Sindaci dell’ATO2 assicurino presto alla Città di Vercelli un governo dell’acqua pubblico, trasparente e partecipativo.
Torino, giugno 2022
[1] cfr. pag. 115 Allegato alla Delibera ATO2 n. 837 del 31/03/2021 e Decreto Ministeriale 8 gennaio 1997, n. 99 - Regolamento sui criteri e sul metodo in base ai quali valutare le perdite degli acquedotti e delle fognature.

Ad appena una settimana dal deposito della sentenza del Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche che ha bocciato definitivamente l’ultimo ricorso pendente tra quelli presentati dalle società idriche del gruppo Egea, il Comitato Cuneese Acqua Bene Comune ha incontrato il presidente della Provincia Federico Borgna, accompagnato dal suo consigliere Guido Lerda ed in collegamento il presidente di Cogesi, Emanuele Di Caro.
L’incontro era stato chiesto dal Comitato tempo addietro per avere informazioni sulla più volte citata “trattativa Borgna/Bo”, sulle modalità di subentro del gestore totalmente pubblico Cogesi, nelle aree ancora gestite dalle aziende del gruppo Egea.
In apertura tutti i convenuti hanno condiviso il parere fortemente positivo su questa sentenza che ha riconosciuto il corretto operato di Egato4 nella delibera di calcolo del valore residuo (VR) che Cogesi dovrà corrispondere quanto prima ai gestori uscenti. Dopo le sentenze di rigetto di inizio del 2021, relative ai ricorsi contro il piano d’ambito, la scelta della forma di gestione pubblica, l’affidamento a Cogesi, non rimangono in campo altri fatti ostativi al completamento del programma di subentro di Cogesi in tutte le gestioni del Sistema Idrico Integrato (SII) della nostra provincia. Di ciò dovrà immancabilmente prendere atto lo sparuto gruppo di sindaci attualmente capitanati da Bo, Tallone e Cornero che hanno proseguito sulla strada intrapresa allora da Icardi, Faccenda e Perosino, di ostacolare in ogni modo il volere dei cittadini che a maggioranza plebiscitaria scelsero il modello di gestione interamente pubblica del SII.
Mentre l’attuale presidenza di Egato4, Calderoni, avrà modo di sentirsi rassicurata nel proseguire la strada intrapresa con capacità ed abnegazione dalla compagine Sibille/Giuliano.
Nel merito dell’incontro, il presidente Borgna ha chiarito che il tavolo di confronto messo in atto con il sindaco di Alba, Bo, ha avuto come unico scopo “far sentire a casa loro e non ospiti in Cogesi tutti i territori della Granda” senza aver mai affrontato il rapporto con i gestori uscenti.
Per Di Caro ora è fondamentale ottenere al più presto il finanziamento dalle banche per coprire l’importo totale del VR ed almeno una tranche di investimenti dei primi anni di gestione.
Cogesi, che da inizio anno ha assunto in proprio la fatturazione e l’incasso delle bollette di tutte le società già pubbliche, potrà chiedere direttamente i finanziamenti o garantirli per le sue consortili, in quanto la tariffa è di per sé garanzia sufficiente allo scopo.
Per questa ragione è prevista un’ assemblea dei soci per la metà del mese di febbraio nella quale si deciderà, avvalendosi del supporto di un advisor, la strategia migliore da seguire per ottenere al più presto il finanziamento bancario e potere così provvedere quanto prima al pagamento dell’intero importo del VR ai privati.
Lerda ha ricordato come già nello scorso anno sia stato richiesto da Egato4 l’accesso al fondo di garanzia predisposto presso ARERA per offrire ulteriori garanzie all’incirca al 60% del fabbisogno finanziario.
I tre interpellati hanno convenuto che tutto sarebbe più semplice se le consortili di Cogesi fossero società con dimensioni omogenee, ma nonostante la diversità dimensionale/strutturale esistente, “le spalle sono sufficientemente larghe” per non far ricadere sulle società meno strutturate o maggiormente impattate dalla operazione di consolidamento, problemi di equilibrio economico/finanziario. Hanno anche assicurato che l’operazione non produrrà sulle tariffe degli utenti ulteriori aggravi in quanto tutte le attività erano già comprese nel piano d’Ambito e nel piano tariffario adottati nel 2018.
Il Comitato ha più volte ribadito che vigilerà perché in questa fase non vi siano consociate che, nella loro discrezionalità operativa, di fronte alla complessità della operazione, siano tentate di delegare ad aziende esterne segmenti di gestione che snaturino lo spirito della gestione “in house” o coinvolgimenti tali da far pensare al ritorno delle vecchie gestioni. A questo scopo ha chiesto al presidente Di Caro di programmare un nuovo incontro nelle settimane immediatamente successive alla assemblea dei soci. Il Comitato si augura che tutti i presidenti ed i comuni soci delle consociate abbiano ben presente che ora non si opera più nell’interesse di ogni singola azienda ma esclusivamente nell’interesse del gestore unico totalmente pubblico ed in ultima istanza dei cittadini.
Cuneo, 05.02.2022
COMITATO CUNEESE ACQUA BENE COMUNE
Tel.3893455739
PEC:
mail:

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1310 sindaci e consiglieri comunali non vanno a votare
per il rinnovo del Consiglio della Città Metropolitana di Torino
Il 20 dicembre scorso il 35% dei sindaci e consiglieri comunali della Città Metropolitana di Torino ha disertato le urne per rieleggere il Consiglio Metropolitano. Due mesi prima il 58% dei torinesi ha disertato le urne per eleggere il sindaco della Città.
Se l’assenteismo elettorale dei cittadini è stato interpretato come sfiducia nella politica e nei candidati al governo della città, che dire dell’assenteismo dei politici dell’Area Metropolitana? Che loro per primi non hanno fiducia in se stessi e nella loro capacità di governo di quell’Area vasta?
Sicuramente non hanno dato brillante prova di sé il 5 giugno 2020 quando una minoranza di blocco di Comuni soci SMAT ha impedito la sua trasformazione in azienda di diritto pubblico per gestire l’acqua come bene comune e non come merce.
Non ci adeguiamo al cicaleccio della disinformazione e della manipolazione mediatica sul precario stato di salute delle istituzioni democratiche di ogni livello, ma ci chiediamo come contrastare un vero e proprio processo di delegittimazione degli strumenti di governo nazionale e locale, patrimonio costituzionale di ciascuno di noi.
Evidente è la responsabilità delle forze politiche che scaricano sulle istituzioni le loro difficoltà di rapporto con la società, e le proprie insufficienze. Hanno approvato riforme istituzionali ed elettorali miranti non già a rafforzare gli istituti di democrazia diretta, ma a stravolgere l’equilibrio costituzionale tra assemblee elettive e governo: la legge Delrio n. 56/2014 sulle Città Metropolitane ne è l’esempio fallimentare.
Ma è proprio questo che vogliono le tecnocrazie a cui piace comandare senza legittimazione democratica e perciò mal sopportano l’autonomia della politica e delle assemblee elettive, dai Comuni al Parlamento.
Non pensiamo che sia stato per indifferenza, assenteismo, ignavia che i 1310 sindaci e consiglieri comunali hanno disertato le urne il 20 dicembre 2021 per il rinnovo del Consiglio Metropolitano di Torino.
Ma se anche loro, come i tanti cittadini torinesi che non hanno votato il 18 ottobre scorso, non ne possono più di questo sistema, allora si riprendano i poteri e le funzioni riconosciute dalla Costituzione!
Sostengano la richiesta di stralcio dell’Art. 6 del Disegno di legge sulla Concorrenza che espropria i Comuni italiani del potere di governo dei servizi pubblici locali, a partire dall’acqua.
Si uniscano ai Comuni italiani che hanno già approvato l’ordine del giorno scaricabile qui.
Si scrive acqua, si legge democrazia
Torino, 22 dicembre 2021