Sul bilancio SMAT SpA

Forum Italiano dei Movimenti dell’Acqua - Comitato Acqua Pubblica Torino
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Il bilancio di SMAT non è il bilancio degli azionisti:
è il bilancio costruito con le bollette pagate dagli utenti del Servizio Idrico Integrato
La lettura del bilancio 2025 di SMAT S.p.A. offre un'immagine molto diversa da quella proposta nei giorni scorsi da La Stampa, che ha posto l'accento soprattutto sull'utile netto di 49,9 milioni di euro e sugli ottimi risultati economici e patrimoniali della società.
SMAT è formalmente una società per azioni, ma è partecipata quasi interamente dai 297 Comuni dell’Autorità d’Ambito Torinese. La Città di Torino, direttamente e tramite una propria partecipata, detiene oltre il 63% del capitale sociale.
SMAT gestisce, in regime di affidamento esclusivo, il Servizio Idrico Integrato, un servizio pubblico essenziale, in tutta l’area metropolitana.
Il suo bilancio non può quindi essere letto come quello di una normale impresa che compete sul mercato. È il bilancio di una società pubblica che svolge un servizio essenziale e che viene finanziata quasi integralmente attraverso le bollette pagate dagli utenti.
L'utile di esercizio non dovrebbe quindi essere il principale indicatore del successo della gestione. Più importante dovrebbe essere la capacità di garantire un servizio efficiente, realizzare gli investimenti necessari e contenere, per quanto possibile, il peso della tariffa.
L'esame dei dati economici porta invece a una considerazione non positiva.
Nel 2025 i ricavi del Servizio Idrico Integrato sono passati da circa 380 milioni a 428 milioni di euro, con un incremento del 12,6% rispetto all'anno precedente.
Nello stesso periodo, i volumi di acqua fatturata sono aumentati soltanto dell'1,25%, passando da 160,1 a 162,1 milioni di metri cubi, mentre le utenze sono cresciute appena dello 0,24%, da 397.838 a 398.775.
I dati indicano che l'incremento dei ricavi è riconducibile in larga misura all'aumento della tariffa a carico degli utenti, più che all'aumento dei consumi o del numero delle utenze: così un utile netto di 32 milioni di euro nel 2024 sale ai quasi 50 milioni di euro nel 2025.
A questo risultato concorrono anche componenti tariffarie che non rappresentano costi diretti di gestione del servizio, quali la morosità, gli oneri finanziari e i conguagli tariffari, che nella tariffa 2025 ammontano complessivamente a circa 28,1 milioni di euro.
Il bilancio evidenzia inoltre il riconoscimento di circa 7 milioni di euro di premi di qualità attribuiti da ARERA.
Non si mette in discussione l'importanza di incentivare la qualità del servizio. Tuttavia, in un'attività svolta in regime di monopolio e integralmente finanziata dalle tariffe, è legittimo chiedersi se quelle risorse debbano tradursi in un ulteriore incremento dell'utile e non invece a contenere la tariffa o a rafforzare gli investimenti.
Merita inoltre attenzione il livello delle disponibilità liquide, pari a circa 134 milioni di euro. Una consistenza patrimoniale certamente rassicurante, ma che induce a interrogarsi sull'opportunità di continuare ad accumulare risorse finanziarie mentre le tariffe continuano a crescere.
Non bisogna dimenticare che SMAT è una società pubblica e che il suo bilancio viene approvato dall'Assemblea dei soci, composta dai sindaci dei Comuni che rappresentano i cittadini e che dovrebbero tutelarne gli interessi.
Per questo il vero interrogativo non è come celebrare un utile record, ma se sia coerente che una società pubblica, chiamata a gestire un bene comune e un servizio essenziale, realizzi utili di quasi 50 milioni di euro mentre le bollette continuano ad aumentare.
Una società che gestisce un bene comune dovrebbe misurare il proprio successo non dall'entità degli utili, ma dalla capacità di garantire un servizio di qualità, realizzare gli investimenti necessari e ridurre, per quanto possibile, il costo del servizio a carico di cittadini e imprese.
È questa la responsabilità che chiediamo ai Comuni soci di assumersi, nel rispetto dello spirito del referendum del 2011, con il quale milioni di cittadini hanno affermato un principio che conserva tutta a sua attualità: l'acqua è un bene comune, non una merce.
Torino, luglio 2026


















