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Acquedotto Valle Orco: 'Basta che sia….’

Le cartoline illustrate sotto forma di slide del progetto dell’Acquedotto, presentate a Rivarolo un anno fa si sono arricchite della Convenzione tra SMAT-Iren-Regione Piemonte e ATO3 a nome e per conto dei 307 Comuni del nostro territorio .

Smat non ha prodotto alcun dato tecnico e ambientale a dimostrazione che la nuova opera è più utile del totale rifacimento, meno costoso, della rete idrica dei Comuni della Valle Orco che perde il 35% dell’acqua prelevata.
Nessuno degli attuali prelievi, da pozzo o da sorgente, verrà dismesso, quindi il nuovo prelievo di acqua si andrà ad aggiungere a quelli esistenti.
Nella attuale rete idrica dei Comuni andrà quindi a perdersi e non arriverà agli utenti finali anche un terzo dell'acqua della nuova captazione potabilizzata a Locana in un impianto super innovativo e super costoso.
Anche se il cloro non verrà immesso nel nuovo potabilizzatore, sarà comunque immesso nei vetusti serbatoi delle reti idriche comunali.
Il dimensionamento dell’impianto è basato su dati del 2006, ma da allora i consumi  d’acqua sono diminuiti, e l’acqua complessivamente immessa in rete, tra vecchie e  nuove fonti, supera il fabbisogno stimato e non si capisce che fine faccia.

….. un anno dopo


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Uno dei principali e dei più immediati effetti del riscaldamento globale è la crisi idrica, di cui già abbiamo vissuto assaggi con la siccità e gli incendi del 2017.

L'acqua verrà presto a mancare, almeno rispetto a quella che siamo abituati ad avere a disposizione, eppure dell'ingente spreco idrico dei nostri acquedotti, e più in generale delle infrastrutture di trasporto idrico, nessuno si preoccupa.

Piuttosto si pensa nuovamente alla realizzazione di dighe che vanno ad impattare fortemente sugli ecosistemi alpini già fragili e minacciati dal cambiamento climatico.

La vera grande opera necessaria per la preservazione delle fonti idriche per le generazioni attuali e future, è un grande piano di sostituzione degli acquedotti che attualmente fanno perdere quasi la metà dell'acqua che preleviamo. Uno spreco che non ci possiamo più assolutamente permettere.
Questo principio è contenuto chiaramente nella legge 52, oggi in discussione in commissione Ambiente alla Camera, che riprende la proposta di legge di iniziativa popolare presentata nel 2007 dal movimento per l’acqua, e che chiediamo al Governo di approvare presto e senza emendamenti che la snaturino (come purtroppo c’è il rischio che accada).

“Acqua Bene Comune” non è uno slogan elettorale, ma comporta scelte ben precise da parte di chi ci governa – esattamente come la difesa del clima.
All’inizio del secolo scorso, Giolitti volle istituire le aziende municipalizzate, per dare vita alle grandi opere pubbliche che hanno garantito a tutti i cittadini l’accesso all’acqua. Lo ha fatto poiché sapeva che un’opera del genere sarebbe stata possibile solo sottraendola alla volontà di profitto. Dopo oltre 100 anni, dopo le privatizzazioni e il “laissez faire” al mercato, siamo nella condizione di dover riscoprire Giolitti, per non piombare nella catastrofe ecologica senza precedenti in cui rischia di farci cadere la follia neoliberista, che si ammanta, a parole, di modernità, ma ha in testa l’800.

Per tutti questi motivi sentiamo che la vostra lotta è anche nostra, e saremo con voi il 15 Marzo.

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La Regione Piemonte ha avviato la revisione del Piano di tutela delle acque, strumento di pianificazione fondamentale per la protezione delle risorse idriche del nostro territorio. 
 
Nell'ambito della procedura di Valutazione Ambientale Strategica del Piano il Comitato Acqua pubblica Torino ha presentato alla Regione Piemonte le proprie osservazioni in due tranches: la prima del 24/09/2018 e la seconda del 04/10/2018.
 
Attendiamo con fiducia di conoscere l'esito di questa fase consultiva della cittadinanza. 


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Numerosi sindaci (due sole donne) della Zona Omogenea 8 della Città metropolitana di Torino hanno partecipato all’ incontro sull'acquedotto della Valle Orco che si è tenuto il 15 marzo a Rivarolo. Era presente SMAT ed era stato invitato anche il Comitato acqua pubblica Torino.

Il Direttore generale di Smat ha presentato alcune cartoline illustrate sotto forma di slides del progetto, mettendo in evidenza come la realizzazione di quest'opera porterà un migliaio di posti di lavoro (sic!)
Gli occhi dei sindaci si sono illuminati e non hanno badato ad altro: Poco importa che:

- nessuno degli attuali prelievi, da pozzo o da sorgente che sia, verrà dismesso, quindi il nuovo prelievo di acqua si va ad aggiungere a quelli attuali;
- la rete idrica dei Comuni della Valle Orco perda il 35% e quindi che più di un terzo dell'acqua captata e potabilizzata a Locana in un impianto di potabilizzazione super innovativo e super costoso non arrivi agli utenti finali;
- questo potabilizzatore, grande come 3 campi da calcio su suolo vergine, non usi la clorazione se poi però il cloro viene immesso nei vetusti serbatoi delle reti idriche comunali;
- il dimensionamento dell’impianto è basato su dati del 2006. Ma dal 2008 i consumi d’acqua sono diminuiti, tant’è che SMAT ha voluto recuperare i mancati ricavi facendoci pagare oltre 46.000.000 di euro in più
- l’acqua complessivamente immessa in rete, tra vecchie e nuove fonti, supera il fabbisogno  stimato e non si capisce che fine faccia.

Smat deve aver risparmiato molto tempo e molti soldi nella progettazione: nessun dato tecnico e ambientale è stato prodotto a dimostrazione dell'utilità dell'opera, forse perché -come s’è visto a Rivarolo - ai Sindaci poco importa: “l'importante è che si facciano i cantieri” ha detto chiaramente il Sindaco di Locana!
Rattrista constatare che la logica dei nostri amministratori sia ancora quella dei passati decenni, quando i temi dell'ambiente e della tutela delle risorse strategiche non erano dirompenti come oggi.
Peccato che l'equazione cantieri = nuovi posti di lavoro non sia più (se mai lo è stata) un'equazione lineare. Basterebbe andare a vedere se e quanti nuovi posti di lavoro per la manodopera locale abbiano generato i cantieri dell'acquedotto della Valle di Susa.

Ma ancor più utile sarebbe ricordare che anche la manutenzione ordinaria e straordinaria delle reti idriche esistenti per ridurre le perdite - anche solo del 10% - richiede notevoli investimenti e soprattutto produce occupazione locale. Sarebbe davvero una grande opera ma purtroppo silenziosa, di basso impatto mediatico, e non funzionale ai grandi appalti multimilionari dove ce n’è per tutti, tranne che per gli abitanti della valle.

Non ci stancheremo di ricordare ai nostri amministratori locali che un massiccio piano di sostituzione delle vecchie tubature comunali è la prima grande opera da mettere subito in atto se veramente la preoccupazione è quella di preservare l'acqua per la prossima generazione.

Torino, 21 Marzo 2018

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 ACQUEDOTTO VALLE ORCO

FASE DI VERIFICA

OSSERVAZIONI PRELIMINARI

 

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PROGETTO

Approvazione

Deliberazione ATO n. 199 del 07/07/2005 (non disponibile sul sito ATO3)

Previsione di realizzazione entro il 2023 (pag. 5 Relazione illustrativa impianto)

Progetto preliminare

2008

Dalla captazione dagli impianti IREN situati in comune di Locana sino alle dorsali canavesane tra Ivrea, Mazzè, e le Vaude di Front

Approvato dalla Committenza in linea tecnica con Provvedimento dell’Amministratore Delegato n.86

Accordo di programma Regione Piemonte, ATO3, Smat e Iren

Deliberazione della Giunta Regionale 28 luglio 2014, n. 35-190

Affida a Smat la redazione della convenzione che stabilirà tutti gli aspetti tecnico-economico-giuridici dell’operazione

Studio di fattibilità infrastruttura S. Meinerio

2015

Per lo sfruttamento idropotabile della sorgente S. Meinerio in comune di Noasca con l’obiettivo di garantire un ulteriore approvvigionamento idropotabile.

Completano l’infrastruttura 2 centrali idroelettriche per uso plurimo che sfrutteranno 2 salti di 280 m ciascuno ubicate nei comuni di Noasca e Locana.

Progetto preliminare revisionato

2016

Tale revisione ha interessato il tracciato a valle di Pont.

Individua una diversa captazione, situata ora allo scarico della centrale IREN del Bardonetto, e una diversa posizione dell’impianto di trattamento e potabilizzazione, ora situato a valle di località Praie. Dal ponte presso località Bosco di Locana sino a Pont, il tracciato della tubazione coincide con quello del progetto originario del 2008.

Cronoprogramma

(Pag. 14 Studio preliminare ambientale)

Progettazione

2 anni → 2020?

 

Realizzazione

40 km x 3 rami= 120 km

2 anni x 3 rami (con 2 squadre) = 6 anni → 2026?

2 anni per opera derivazione e impianto potabilizzazione → 2028?

  

CARATTERISTICHE PRINCIPALI DEL PROGETTO 

N. comuni coinvolti: 41

N. abitanti: 125.000

Lunghezza rete di distribuzione: 135 km (pag. 10 Relazione illustrativa condotte)

Portata massima prelevata: 800 l/s

Volume annuo massimo prelevato: 25,5 mln di m3

Superficie impianto di potabilizzazione: 23.000 m2 (pari a più di 3 campi da calcio) 

Costi: 206,3 mln di euro IVA inclusa

 

FINALITA' DEL PROGETTO

A pag. 5 Studio preliminare Ambientale si legge: 

“Si riportano nel seguito le finalità definite nel Progetto Preliminare originario. 

Lo schema idrico in progetto ha la finalità di integrare l’approvvigionamento delle reti acquedottistiche a servizio del territorio delle Comunità Montane Valle Orco, vallata principale, risolvendone definitivamente in modo definitivo le criticità qualitative e di vulnerabilità ascrivibili a carenze sistematiche, stagionali ed a volte eccezionali.

Attraverso, poi, una caratteristica capacità di adattamento dell’impianto alla variabilità dei consumi nel centro di utenza locale, potrebbe essere in grado di fornire integrazioni di approvvigionamento all’hinterland torinese.” 

Le motivazioni che portano alla realizzazione dell'opera sono però scarsamente documentate negli elaborati prodotti.

Manca ad esempio la puntuale descrizione della situazione di partenza in merito alle infrastrutture esistenti:

  • quante sorgenti e quanti pozzi, e per quale volume d'acqua complessivamente prelevato ogni anno, sono sfruttati a fini idropotabili per soddisfare l'attuale esigenza dei 41 comuni coinvolti dal nuovo progetto?

  • quali di questi mostrano segni di criticità in termini qualitativi e quantitativi?

  • quanti km di rete di distribuzione sono attualmente utilizzati e con quale livello di efficienza?

  • quanti impianti di potabilizzazione vengono attualmente utilizzati, con quali tecnologie e con quali costi?

Le criticità qualitative vengono descritte genericamente a pag. 8 della Relazione illustrativa dell'impianto e riguarderebbero le acque sotterranee da cui prelevano i pozzi a servizio dei principali comuni dell'Alto canavese (Cuorgné, Castellamonte, Rivarolo e a maggior distanza Caluso). Viene lamentata la vulnerabilità delle falde per mancanza di sedimenti argillosi a protezione delle stesse e la loro limitata potenzialità.

Ma per quanti di questi pozzi è stata per tempo definita, e quindi tutelata, l'area di salvaguardia tramite gli opportuni studi idrogeologici previsti dalle norme, onde evitare l'inquinamento delle falde?

Per quel che riguarda le criticità quantitative vengono riportate alcune tabelle riferite alle carenze idriche registrate negli anni 2003, 2005 e 2017 (pagg. 8-9 Relazione illustrativa dell'impianto) senza mai riportare i dati quantitativi dei volumi di risorsa idrica risultata carente né tanto meno dei costi sostenuti per far fronte alle emergenze. 

Come si fa a sostenere un investimento di queste dimensioni, pari a 200 mln di euro circa, partendo da considerazioni così generiche? 

La finalità dichiarata del nuovo acquedotto è quella di integrare l’approvvigionamento idrico delle reti acquedottistiche esistenti (pag. 10 Relazione illustrativa dell'impianto), e non di sostituire le attuali captazioni.

Quindi non siamo di fronte ad un progetto avente l'obiettivo di razionalizzare il prelievo di risorsa idrica e la sua distribuzione con relativi efficientamenti nella gestione e manutenzione del sistema complessivo, ma ad un progetto di supporto all'infrastrutturazione esistente che non viene messa in discussione, pertanto rimangono invariati i quantitativi d'acqua attualmente prelevati dall'ambiente e le reti di distribuzione esistenti, con le loro basse percentuali di efficienza (a pag. 11 della Relazione illustrativa dell'impianto si definisce pari a 65% il rendimento della rete di distribuzione esistente, con uno spreco idrico pari quindi al 35%).

A pag. 8 dello Studio preliminare ambientale viene riportato uno dei criteri fissati da ATO3 per l'impostazione del progetto preliminare dell'opera: la nuova infrastrutturazione deve consentire la massima riqualificazione e valorizzazione del patrimonio impiantistico preesistente. Ma della riqualificazione, intesa come miglioramento dell'efficienza, delle reti esistenti non vi è traccia nel progetto. 

Anzi, l'acqua complessivamente portata a valle e sottratta ai corpi idrici naturali aumenta perché alle captazioni esistenti si aggiunge, non si sostituisce, il volume portato a valle dal nuovo acquedotto e non restituito al T. Orco, già sofferente soprattutto nei periodi estivi per gli effetti dell'hydropeaking e degli usi irrigui.

Il nuovo acquedotto viene però per contro dimensionato calcolando il totale del fabbisogno complessivo della popolazione residente nei 41 comuni, senza peraltro documentare quale sia stato l'andamento dei consumi di acqua potabile del territorio nell'ultimo periodo (a pag. 8 della Relazione illustrativa dell'impianto si parla genericamente di crescenti fabbisogni senza che questa affermazione venga suffragata da numeri). 

Infine viene più volte richiamato il Programma degli Investimenti per gli anni 2014/2017 dell’Autorità d’Ambito n. 3 “Torinese”, approvato con deliberazione 521 del 20 marzo 2014, il quale contempla l’intervento numero 3199 denominato “Realizzazione dell’acquedotto idropotabile e industriale della Valle Orco” (dicitura che poi sparisce nel Programma successivo).

Quale è allora la vera finalità dell'acquedotto della Valle Orco?

Che fine fa tutta l'acqua prelevata e non utilizzata direttamente nell'area dell'Alto canavese? 

Dobbiamo sostenere con le nostre bollette dell'acqua un così esoso investimento per la realizzazione di un'opera a servizio dei cittadini o delle industrie?

 

FINANZIAMENTO DELL'OPERA  

A pag. 8 dello Studio preliminare ambientale viene riportato un altro dei criteri fissati da ATO3 per l'impostazione del progetto preliminare dell'opera: 

- dev'essere definita una chiara ed efficiente configurazione economico-finanziaria degli investimenti per ottimizzare il bilanciamento tra risorse pubbliche e copertura a carico del gettito tariffario

Nel Piano d'Ambito del 2009 (Deliberazione ATO3 n. 349/2009) che copriva il periodo 2008-2023: (pag. 56) l'opera veniva così quantificata: 

codice

importo

realizzato 2003/2007

da realizzare 2008/2023

data di ultimazione ipotizzabile

3199

31.581.000,00

€ 115.190,00

€ 31.465.810,00

2016

Tale importo ha contribuito alla definizione del piano tariffario. 

 

Nel Piano d’Ambito del 2016 (Deliberazione ATO3 n. 598 del 29/04/16) che copre il periodo 2016-2033 (pag. 35) l'opera viene così quantificata: 

Codice

importo

realizzato 2003/2014

residuo da realizzare

3199

152.540.000,00

€ 1.164.800,00

€ 151.375.200,00

 

E' evidente che il costo dell'opera nella revisione del Piano d’Ambito 2016 è stato quasi del tutto posto a carico della tariffa rispetto alla previsione iniziale del 2009 e i finanziamenti pubblici quasi del tutto spariti. 

Nel Consuntivo del Programma degli interventi per l'anno 2016 (deliberazione ATO3 n. 668 del 13/12/2017) 

All. B tab. 8 Principali interventi di grande infrastrutturazione consuntivate nel 2016 (pag. 10)

n.

oggetto intervento

importo totale

trascinamenti 2003/2015 da tariffa**

consuntivo anno 2016

3199

Acquedotto Valle Orco

€ 152.540.000,00

€ 1.203.262,00

€ 278.076,00

** quanto realizzato e coperto dalla tariffa 

 

Ora, il Quadro economico generale del progetto prodotto per la fase di verifica di assoggettabilità a VIA riporta un valore complessivo dell'opera pari a euro 186.100.000 (206.673.200 IVA inclusa) ma della copertura finanziaria dell'opera, in particolare rispetto alle previsioni del Piano d’Ambito, nulla viene detto. 

C'è da augurarsi che la differenza di cifre tra il valore riportato nel Quadro economico generale del progetto preliminare presentato e quello del Piano d'Ambito 2016 (+22%) sia dovuta alla quota di copertura dell'investimento proveniente da finanziamenti pubblici e non ad un'errata quantificazione dell'investimento posto a carico della tariffa. 

Intanto per il periodo dal 2009 al 2016 i cittadini hanno già pagato con le loro bollette quasi 32 mln di euro senza che un tubo venisse posato!